E' rimasto un laico a Repubblica?

Appello alle anime libere di Repubblica, siano essi lettori o maestranze di Largo Fochetti: che cosa aspettate a ribellarvi alla dittatura del moralisticamente corretto in nome della quale il gran quotidiano di avanguardia del progressismo liberal sta appenando il discorso pubblico italiano da circa nove mesi? Nove mesi è giusto il tempo di una gestazione, ma che cosa ha infine partorito tutto questo trafficare giornalistico di Repubblica fra le lenzuola?
28 OTT 09
Ultimo aggiornamento: 01:48 | 24 AGO 20
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Lì dove poteva e può ancora esserci del ragionevole, nel desiderio di raccontare la nostalgie de la boue cui si ispirano in Italia e nel mondo governanti coi fiocchi, oggi s’intravvede sulle pagine di Repubblica soltanto un ostinato rovistare di cani fra i materassi. Una pratica dopotutto assai stridente con l’ideologia della liberazione, con l’espulsione del peccato dal vocabolario perbenista e con la santificazione dell’Io autodeterminato in fatto di scelte sessuali in omaggio alle quali il giornale di De Benedetti s’è fatto pulpito in tanti e tanti anni di onorato indifferentismo etico.
Stupefacente, perciò, che ancora non abbiano trovato la forza di uscire allo scoperto e ribellarsi quei laici con la schiena dritta, quei libertini e quegli uomini di mondo che al netto del giornalismo collettivo rappresentano almeno un terzo della constituency di quel formidabile giornalone. Forza, lettrici e lettori di buona volontà; forza, liberi intellettuali di Largo Fochetti: reclamate la restaurazione dell’ironia, e l’abrogazione della compunta campagna di pruriti che vi hanno servito in questi mesi. Tornate a respirare.